MUSEO DEI TRASPORTI DI GLASGOW (GLASGOW, 2011)
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APPROFONDIMENTO
Un tunnel di zinco tra città e porto, tra le fabbriche residenziali scozzesi e il molo in prossimità della confluenza del fiume Clyde e Kevin, quasi una galleria urbana e paesaggistica, costruita con 2500 tonnellate di acciaio: il Museo dei Trasporti di Glasgow di Zaha Hadid prende le mosse dalle immagini vernacolari delle architetture delle zone di scalo, con falde spioventi ed un tipo di organizzazione spaziale a campate. Gli elementi popolari delle costruzioni destinate a stoccare le merci, disposte ritmicamente lungo le banchine, ritornano nel complesso scozzese: assorbiti, integrati, piegati nell’esigenza di restituire una nuova identità spaziale ad un brano di città periferico. Le campate del nuovo edificio museale perdono la consueta ortogonalità, legata alle esigenze puramente funzionali di una razionale distribuzione dei prodotti, e accolgono, con un disegno aperto, le esigenze del sito, il significato "mobile" dell’istituzione. Le fasce longitudinali sono piuttosto orientate nel tentativo di realizzare un collegamento fisico tra il tessuto urbano condensato e il corso d’acqua, promuovendo una relazione biunivoca tra le due polarità. Porosità: questo è l’elemento distintivo di un’opera che simbolicamente e funzionalmente concretizza il suo impegno nei confronti di un contesto marginale dalle relazioni tenue, offrendo un legame solido gestito tramite un percorso interno. Ai due poli dell’itinerario espositivo, contenuto entro pieghe sinuose che occupano interamente il lotto di intervento, le sezioni vetrate costituiscono un invito a percorrere il tracciato, per scoprire in ultimo, tra i pezzi esposti, il panorama fluviale della città scozzese. La linearità è interrotta e la variazione di direzione assolve le necessità programmatiche: rispetto al precedente fabbricato la superficie utile è raddoppiata e il museo sancisce la presenza di una collezione permanente ed alcune gallerie tematiche per un totale di 7.000 mq. Le sale sono libere, continue, ininterrotte e affrancate da elementi strutturali invece inclusi nelle pieghe di copertura che scende e risale, con pieghe e creste. I sostegni sono assorbiti nel pacchetto del solaio, nascosti dalle lastre metalliche che nella parte di interno, tra una bicicletta, una vecchia automobile ed altri mezzi utilizzati storicamente dagli abitanti, sono state verniciate color lime su esplicita richiesta di Johannes Hoffmann, curatore degli allestimenti. Simili a navi ancorate, i picchi del tetto hanno contorni arrotondati e dimenticano le aguzze cuspidi gotiche dell’archeologia industriale nordeuropea. Di Beatrice Vegetti











