GRATTACIELO ORIZZONTALE (SHENZHEN, 2010)
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APPROFONDIMENTO
Come un ibrido surreale parte edificio, parte paesaggio, parte infrastruttura - il Grattacielo Orizzontale di Steven Holl è una macchina "multitasking", in grado di rispondere a molteplici programmi simultaneamente: programmi sociali, programmi urbani, programmi sostenibili e funzionali. La complessa architettura è un manifesto sintetico di composite dinamiche contemporanee, raggruppate in un segno che modifica profondamente la natura del luogo, per farne una specie di oasi ecocompatibile galleggiante al di sopra dello sprawl circostante. Angoli netti, forme geometriche prive di qualsiasi carattere fluido - ma estremamente articolate nella loro distribuzione volumetrica caratterizzano il lavoro pluripremiato dell’architetto americano. Un lavoro ramificato in un lotto di circa 11 acri di terreno nella provincia di Shenzhen, capace di registrare una relazione estremamente minuziosa con un landscape eterogeneo ed eclettico. Il Vanke Center intercetta infatti - tramite gli otto piloni che sostengono le considerevoli luci della struttura uno scenario "naturalmente artificiale", una distesa a parco che il vincitore del Pritzker Prize modella sugli esempi del celebre paesaggista brasiliano Roberto Burle Marx. Ma la configurazione del fabbricato è tale da garantire, grazie alla sopraelevazione rispetto alla quota del suolo, anche una panoramica sugli elementi qualificanti del contesto. Da un lato al di sotto del grattacielo orizzontale - cunette erbose, avvallamenti pieni di gelsomini e specchi d’acqua volti a ricreare una sorta di laguna fissano l’esteso giardino pubblico; dall’altro l’area apre la veduta verso la zona montagnosa e le scogliere del Mare Cinese Meridionale. Gli elementi naturali sono utilizzati come dispositivi intelligenti per incrementare l’ecologia del complesso: cortili, laghetti e collinette piantumate fungono da elementi mitigatori del clima tropicale della metropoli asiatica e definiscono un sistema di filtraggio dell’acqua piovana che, ripulita, viene introdotta nei sistemi impiantistici dell’edificio. Gli stessi percorsi pedonali che si snodano nel parco collettivo sono realizzati mediante materiali permeabili, come pietre provenienti dal fiume locale, ghiaia e sabbia, anch’essi impiegati in quanto congegni di depurazione. Parte dunque di un pervasivo meccanismo "green", i corrugamenti del terreno organico sono anche le forme con cui si manifesta un mondo sotterraneo altamente funzionale, composto da centri congressi, centri benessere, parcheggi, locali di servizio: le diffuse richieste programmatiche sono associate alla tensione per la bioarchitettura e il giardino diviene una piastra sostenibile ed efficiente. I medesimi requisiti citati guidano anche la progettazione dell’edificio, l’orientamento dei suoi bracci, la sua configurazione, il suo involucro, la sua composizione materica. Gli interni dei 1310 metri di estensione, dove sono alloggiati spazi per uffici, un albergo e appartamenti, sono realizzati in gran parte con materiali rinnovabili come bambù, scarti di lavorazione, piastrelle e moquette provenienti da riciclo; l’orientamento e le leggere differenze di quota sono studiate al fine di limitare dispersioni di calore od eccessivo irraggiamento; la pelle ottimizza la possibilità di uso della luce naturale controllandone tuttavia la qualità, grazie ad un sistema di lamelle realizzate in tubi di acciaio forato; la distanza tra la membrana vetrata e il fitto sistema di brise-soleil agevola i moti convettivi dell’aria, allontanando l’eccessivo calore. I 15.000 metri quadrati di pannelli fotovoltaici posizionati sulla copertura completano, infine, il quadro di efficienza di un edificio pensato per rispondere alla sola, intransigente, richiesta avanzata dalla committenza: "costruire il futuro". Di Beatrice Vegetti











