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	<title>Modulo.net</title>
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	<description>Il portale di tecnologia dell&#039;Architettura</description>
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		<title>Sicurezza sismica per le pareti ventilate</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 10:46:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Focus Tematici]]></category>
		<category><![CDATA[Involucro/Coperture]]></category>
		<category><![CDATA[pareti ventilate]]></category>
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		<description><![CDATA[Involucro e terremoti: bassa vulnerabilità e alta sicurezza statico-dinamica delle pareti ventilate migliorabili attraverso isolatori e dissipatori di energia. ]]></description>
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<p>Gli edifici di nuova costruzione in Italia, territorio interamente sismico e sud­diviso in zone a differente grado di rischio possono essere progettati e re­alizzati con differenti modalità di risposta in caso di terremoto. Gli edifici con comportamento di tipo non dissipativo hanno strutture portanti e secondarie che assorbono energia e la dissipano tramite spostamenti e vibrazioni (la costruzione si comporta in maniera elastica anche in presenza di azioni sismiche, senza tenere conto delle risorse di sicurezza plastica dei materiali). Gli edifici con comportamento di tipo dissipativo sfruttano il comportamento plastico dei materiali (in questo caso gli elementi portanti non hanno rotture fragili e si accetta la presenza di qualche danno permanente dopo l’evento sismico, senza però che vi sia un crollo dell’edificio). Un ul­teriore passo in avanti può essere fatto prevedendo l’impiego di appositi componenti in grado di ridurre le azioni sismiche sugli elementi ordinari: da qui la possibilità di costruire edifici “isolati” tramite l’impiego di isolatori sismici (in materiale elastomeri­co e acciaio, a scorrimento o rotolamento, elasto-plastici), posti alla base dell’edificio, in grado di creare una discontinuità strutturale tra sovrastruttura e sottostruttura di fondazione, o l’uso di dispositivi dissipatori di energia (viscoelastici, elasto-plastici, ad attrito, viscosi) inseriti nei controventi della struttura e in grado di assorbire l’energia del sisma con conseguente riduzione delle sollecitazioni e degli spostamenti richiesti alle strutture portanti. Inizialmente considerati solamente come sistemi di rivestimento “appesi” alle murature di tamponamento dell’edificio e ininfluenti in caso di evento sismico, i sistemi a parete ventilata hanno, di fatto, dimostrato una bassa vulnerabilità sismica ed un elevato grado di sicurezza statico-dinamico, come anche evidenziato sul campo da alcuni edifici soggetti al terremoto del L’Aquila del 9 aprile 2009. Analizzan­do il comportamento al sisma dei sistemi a parete ventilata, si farà riferimento al caso più gravoso, cioè quello di edifici con comportamento non dissipativo, telaio portante in calcestruzzo armato e tamponamento monostrato con blocchi alveolari in laterizio con isolamento esterno a cappotto oppure con tamponamento di tipo a cassetta in blocchi di laterizio con interposto uno strato di isolante termico.</p>
<p>Durante un evento sismico gli edifici sono sottoposti a una combinazione di movimenti oriz­zontali e verticali; essi subiscono spostamenti fuori piano nelle due direzioni spaziali al crescere dell’altezza, manifestando spostamenti d’interpiano e rotazioni. La risposta sismica dell’edificio dipende da geometria e tipologia delle strutture primarie (travi, pilastri, setti, ecc.) e anche da quelle secondarie (tamponamenti, ecc.). Le sollecitazioni sono trasferite, in maniera filtrata, dalle strutture prin­cipali alle secondarie, raggiungendo poi ogni sistema e sub sistema che compone un edificio. Pertanto anche il sistema di rivestimento a parete ventilata risulta sollecitato dal sisma, anche se in misura meno rilevante rispetto alle strutture principali, ma con intensità tali da poter generare anche gravi danni quali rotture, distacchi e cadute al suolo di elementi del rivestimento stesso.</p>
<p>E’ utile ricordare che le azioni orizzontali derivanti da un evento sismico che sollecitano le strutture di un edificio dipendono dalla massa dei componenti edili: un edificio “pesante” è maggiormente a rischio rispetto a un edificio “leggero”. E’ inoltre opportuno che, al fine di assorbire l’energia di un sisma con danni minimi, la struttura si comporti in modo duttile: un eccessivo irrigidimento di un edificio potrebbe peg­giorarne il comportamento dinamico in fase di oscillazione.</p>
<p>Da quali fattori dipende allora la sicurezza sismica dei sistemi di rivestimento a parete ventilata? La pre­senza o meno di una sottostruttura di sostegno e ancoraggio degli elementi di rivestimento ha, come si dirà nel seguito, un’influenza molto rilevante.</p>
<p>Un sistema a parete ventilata che prevede l’impiego di ancoraggi puntuali di collegamento degli elementi di rivestimento alla muratura, affida la propria sicurezza esclusivamente alle prestazioni del tampona­mento retrostante. Tamponamento e rivestimento si comportano come un unico elemento che, essendo sollecitato dalla struttura a telaio dell’edificio, se non correttamente inserito e vincolato alla struttura, può subire rotture e/o lesioni di entità assai rilevante. Le modalità con le quali si possono manifestare danni e cedimenti del rivestimento dipendono quasi esclusivamente dal supporto murario retrostante. Tampo­namenti a cassetta con interposto isolante sono caratterizzati da fratture spesso accompagnate da cedi­mento (scoppio) e caduta della parete esterna, soventemente localizzato ai piani inferiori, soprattutto se la parete è in appoggio solo parziale sulle solette di piano.</p>
<p>I tamponamenti monostrato, realizzati con blocchi di grandi dimensioni in laterizio, calcestruzzo vibro­compresso o aerato autoclavato, sono in grado di offrire maggiore resistenza meccanica alle sollecitazioni di schiacciamento, spostamento e deformazione imposte dal movimento della struttura a telaio; pertan­to tendono ad essere più rigidi e ad assorbire maggiori quantitativi di energia con la conseguenza che, una volta superata la resistenza ultima del materiale, i danni possono essere spesso molto rilevanti. Le lesioni più frequenti a carico della muratura, oltre a pregiudicarne la stabilità, influenzano anche il rivestimento e possono ricondursi essenzialmente a: fratture diagonali e, nei casi più gravi, con andamento a croce o doppia croce di Sant’Andrea, rottura dell’interfaccia tra telaio e paramento murario, rottura per schiaccia­mento delle zone d’angolo, disgregazione dei giunti di malta, rottura per instabilizzazione fuori dal piano, rottura per scorrimento, oltre a combinazioni che risultano essere un mix tra le precedenti. In tutti questi casi si presenta un “disammorsamento” (separazione) del tamponamento dal telaio, a volte abbinato a crolli o a instabile mantenimento in loco del tamponamento stesso.</p>
<p>Di Alberto Stefanazzi</p>
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		<title>Media Facade: tecnologia elettronica per l&#8217;involucro</title>
		<link>http://www.modulo.net/media-facade-tecnologia-elettronica-per-linvolucro/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 10:16:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Focus Tematici]]></category>
		<category><![CDATA[illuminotecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Involucro/Coperture]]></category>
		<category><![CDATA[media architecture]]></category>
		<category><![CDATA[media facade]]></category>

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		<description><![CDATA[Media Facade: suoni e immagini in facciata con tecnologia elettronica. Il concept architettonico è la comunicazione mediata dell'oggetto edificio come evento continuo. ]]></description>
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<p>La Media Architecture rappresenta una forma di espressione architettoni­ca basata sulla comunicazione mediatica che nasce da uno stretto con­nubio tra spazio urbano, architettura, arte, informatica e comunicazione visiva. All’interno di questo ambito si è sviluppata un’attenzione particolare per la facciata o, meglio per la Media Facade, che diviene lo strumento principale per comunicare il valore e l’immagine dell’edificio mediante l’ausilio delle tecnologie elettroniche di tipo dinamico. La Media Facade è concepita come un’elabora­zione scenica di messaggi di diverso genere, che possono comprendere imma­gini fotografiche, opere grafiche, loghi, filmati, video pre-prodotti, composizioni sonore e testi scritti. I diversi elementi si susseguono seguendo una particolare sequenza cinetica, nell’intento di enfatizzare ovvero il valore comunicazionale e artistico legato all’impiego delle tecnologie digitali nella valorizzazione estetica dell’edificio.</p>
<p>La complessità e l’attualità del tema rende difficile la realizzazione di una classificazione univoca, ba­sata su una sola componente della Media Facade, mentre è possibile elaborare una distinzione più elaborata che prende in considerazione aspetti formali, dimensionali, luminosi, tecnici e di interat­tività. In primo luogo, le facciate elettroniche sono distinte in tecnologie di tipo passivo e attivo. Nel primo caso, sono ottenute attraverso la proiezione di immagini luminose in movimento su fronti architettonici di tipo tradizionale. Si distinguono dall’illuminazione architetturale degli edifici proprio a causa del movimen­to dei corpi luminosi e cromatici, che seguono una sequenza predeterminata governata da un Computer remoto. L’intervento viene realizzato principalmente dagli artisti per valorizzare le facciate storiche e i centri urbani, cercando di creare una relazione più intima tra gli utenti e l’ambiente costruito. Le facciate passive, a loro volta, possono essere classificate in “sistemi fissi”, basati sulla proiezione di immagini in movimento che seguono una sequenza prestabilita dall’artista, e in “sistemi interattivi”, dove la serie artistica è modificata mediante uno stimolo proveniente dall’utente o dall’ambiente circostante. Nel secondo caso, le facciate dinamiche di tipo attivo emettono immagini in movimento grazie alla presenza di sorgenti luminose di vario genere integrate nel sistema costruttivo. La classificazione più accreditata, esito di una serie di incon­tri tematici che sono stati realizzati nell’ultimo quinquennio (Media Architecture Festival a Londra 2007; Urban Screens Conference a Manchester nel 2007 e a Melbourne nel 2008; Media Facade Festival a Berlino nel 2008), prende in considerazione aspetti formali e tecnici.</p>
<p>Da questi punti di vista, la Media Facade è distinta in:</p>
<p>- Proiezioni luminose di corpi in movimento su edifici ottenute con proiettori robotizzati e retro-proiezioni su schermi LCD (Liquid Cristal Display), spesso associate a composizioni musicali;</p>
<p>- Emissione luminosa attiva realizzata con sorgenti di diverso tipo, che comprendono le lampade a incan­descenza, fluorescenti, a risparmio energetico ed elettroluminescenti;</p>
<p>- Window raster animation technology dove le finestre degli edifici divengono schermi luminosi alternati che creano particolari giochi cromatici al fine di diffondere un particolare messaggio visivo;</p>
<p>- Display technology ottenuta con schermi LCD, al plasma e a LED (Light Emitting Diode);</p>
<p>- Mesh metalliche con LED integrati;</p>
<p>- Sensori plug and play e facciate interattive che interagiscono attivamente con l’utente;</p>
<p>- Voxel technology realizzate con la proiezione di immagini tridimensionali su schermi 3D;</p>
<p>- Urban Screen tridimensionali realizzati con fibre ottiche.</p>
<p>Un’altra classificazione è basata sulla risoluzione delle immagini rappresentate, che può essere bassa, media oppure alta. Questo parametro dipende dalla dimensione dei pixel luminosi e influisce molto sulla visibilità della composizione in termini di definizione, distanza di osservazione, brillantezza, contrasto e profondità cromatica. La risoluzione delle immagini, ovviamente, determina anche il costo e i consumi energetici della facciata. Tutte le facciate elettroniche per funzionare consumano energia elettrica diretta o alternata. Il con­sumo dipende principalmente dalla tipologia, dall’intensità di luce e dal numero di sorgenti utilizzate. Le proiezioni frontali si caratterizzano per gli elevati consumi energetici, che dipendono dal proiettore utiliz­zato, dalla forte intensità e dai giochi di luce e colori che vengono creati sulla facciata. I sistemi a emissione luminosa attiva, in linea di massima, hanno consumi energetici ridotti, grazie alla bassa risoluzione delle immagini che vengono create utilizzando poche sorgenti luminose. Le display technology si caratterizzano per i ridotti consumi energetici quando sono realizzate con sistemi LED a bassa risoluzione. Negli altri casi, per aumentare la risoluzione delle immagini, si ricorre a un elevato numero di pixel (e quindi di punti di luce) che porta a un repentino aumento dei consumi elettrici.</p>
<p>È importante anche sottolineare che le facciate a emissione luminosa, retro-illuminate e customizzate sono tralucenti, non trasparenti. Questa caratteristica, se da un lato riduce gli abbagliamenti visivi e diffonde la luce naturale, dall’altro richiede l’accensione dell’illuminazione artificiale con conseguente aumento dei consumi energetici. In molti casi, inoltre, le display technology, i sistemi plug and play e gli urban screen tridimensionali coprono una parte dell’edificio, celando l’illuminazione naturale proveniente dalle finestre.</p>
<p>Di Elena Lucchi</p>
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		<title>Sicuezza sismica per le pareti ventilate: rivestimenti con sottostruttura</title>
		<link>http://www.modulo.net/sicuezza-sismica-per-le-pareti-ventilate-rivestimenti-con-sottostruttura/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 09:18:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Involucro/Coperture]]></category>
		<category><![CDATA[montanti e traversi]]></category>
		<category><![CDATA[pareti ventilate]]></category>
		<category><![CDATA[sottostruttura]]></category>
		<category><![CDATA[Strutture/Antisismica]]></category>

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		<description><![CDATA[Subiscono spostamenti e deformazioni, ma governano il comportamento di ogni singola lastra: nei rivestimenti con sottostruttura le lastre sono indipendenti le une dalle altre, singolarmente smontabili, in grado di vibrare e muoversi nelle tre direzioni spaziali per dissipare l'energia. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
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<p>Il comportamento in caso di sisma dei sistemi a parete ventilata provvisti di sottostruttura differisce molto da quello dei sistemi a fissaggio puntuale. In questo caso la sottostruttura è tipicamente costi­tuita da profili in lega di alluminio o acciaio, utilizzati come montanti e/o traversi. Il sistema più sem­plice è quello a montanti, vincolati all’estremità superiore al telaio in calcestruzzo armato e controventati sul tamponamento. I sistemi a montanti e traversi, la cui rigidezza globale è superiore al sistema a soli montanti (in quanto si viene a formare una sorta di graticcio strutturale metallico, con comportamento duttile in caso di sisma), sono caratterizzati dalla possibilità di ottenere una più ampia varietà compositiva della facciata e un maggior numero di soluzioni per il fissaggio lastre, oltre che dalla possibilità di integrare elementi di sicurezza da utilizzarsi in aree ad elevato rischio sismico.</p>
<p>I sistemi di rivestimento con sottostruttura, essendo ancorati direttamente al telaio dell’edificio, tendo­no a subire spostamenti e deformazioni più ampie rispetto ai sistemi senza sottostruttura, ma hanno il vantaggio di governare in maniera più precisa e sicura il comportamento di ogni singola lastra. Con un sistema a montanti o a montanti e traversi le lastre risultano indipendenti le une dalle altre, singolarmente smontabili, in grado di vibrare e muoversi nelle tre direzioni spaziali per dissipare l’energia derivante dal sisma senza interferire tra loro e, all’occorrenza, possono essere efficacemente integrate con elementi di sicurezza calibrati a seconda del grado di rischio. Cavetti anticaduta lastre, limitatori di movimento orizzontali, elementi di svincolo in neoprene o gomma rigida collocati tra fissaggi e lastre con funzione di assorbimento di vibrazioni e movimenti, apparecchi cedevoli ad assorbimento di energia interposti tra montante e ancoraggi/controventi, sono solo alcuni dei sistemi di sicurezza oggi utilizzabili in aree geografiche particolarmente critiche, quali il territorio umbro, campano, calabrese, ecc..</p>
<p>Anche in questo caso eventuali errori di posa o progettazione del sistema di rivestimento possono tutta­via inficiare il raggiungimento delle prestazioni e del livello di sicurezza richiesto.</p>
<p>La sicurezza del rivestimento di facciata è legata quindi alle interazioni tra struttura dell’edificio, murature di tamponamento e rivestimento stesso. Il collegamento tra telaio in calcestruzzo armato e tampona­menti in blocchi di laterizio posati a malta posti in luce al telaio è spesso eseguito solo con malta e senza l’ausilio di connettori meccanici. Considerando le modalità di rottura delle murature a seguito delle solle­citazioni che gli elementi primari scaricano su quelli secondari durante un evento sismico, l’introduzione di elementi di irrigidimento e collegamento quali: connettori pilastri/travi alla muratura, rinforzi metallici a tralicci piani in acciaio allettati nei corsi di malta e collegati ai pilastri, reti di armatura inglobate nello strato di regolarizzazione della faccia esterna del paramento murario e collegate sia al paramento che al telaio in c.a. attraverso idonei tasselli o ancorette metalliche, sono alcune delle possibili soluzioni da considerare per migliorare il comportamento sismico complessivo degli edifici. Introdurre elementi di rinforzo dei tamponamenti comporta infatti un miglioramento della capacità di assorbire e dissipare energia durante un evento sismico da parte della costruzione. L’immobile che viene concepito e realizzato come un unico blocco particolarmente rigido, le cui parti primarie sono irrigidite dei tamponamenti che possiedono elevate resistenze meccaniche, tendono a spostarsi rigidamente dando luogo a piccole defor­mazioni; ciò comporta l’assorbimento di elevati quantitativi di energia da parte dell’edificio.</p>
<p>In zone altamente sismiche un’ulteriore soluzione utilizzabile e che si concilia più facilmente con strutture a telaio in acciaio è l’impiego di paramenti murari leggeri, realizzati anche a secco, parzialmente svincolati del telaio dell’edificio. Ciò si traduce nella realizzazione di chiusure in grado di muoversi e vibrare quasi autonomamente rispetto alla struttura primaria dell’edificio, riducendo così interazioni e danneggiamenti reciproci tra strutture di diverso ordine e rigidezza.</p>
<p>Queste soluzioni, che devono comunque garantire le prestazioni energetiche e acustiche minime di leg­ge, prevedono la presenza di connessioni di tipo non rigido e con funzionamento statico a manicotto o pattino tra tamponamenti e telaio, deve essere progettata ed ottimizzata al fine di poter garantire adeguata flessibilità di movimento dell’intero sistema. Un sistema di rivestimento a parete ventilata posto in opera su di un supporto così fatto, cioè in grado di muoversi in modo indipendente rispetto al telaio dell’edificio, è soggetto a movimenti e deformazioni superiori nelle zone di interfaccia muratura-telaio rispetto ai casi precedentemente descritti. Pertanto la scelta della tipologia di sottostruttura, dei mate­riali, della forma e dimensione degli elementi di rivestimento, dei fissaggi, ecc., diventa fondamentale per assicurare i fisiologici movimenti dei due sub sistemi componenti l’involucro di facciata e garantire al contempo elevati livelli di sicurezza anche durante un evento sismico di notevole intensità.</p>
<p>La scelta che il progettista deve compiere, al fine di realizzare rivestimenti a bassa vulnerabilità sismica, dipende quindi da una moltitudine di parametri tra loro indipendenti (struttura, tamponamento, sot­tostruttura, ancoraggi, fissaggi, rivestimento, materiali ecc.) ma tutti concorrenti alla sicurezza sismica complessiva del rivestimento.</p>
<p>Alla luce di quanto sopra detto, risulta evidente come un sistema a parete ventilata con sottostruttura può essere utilizzato con estrema efficacia in edifici quali centri operativi della protezione civile, caserme, ospedali, scuole, poiché la risposta alle sollecitazioni sismiche, considerando anche i sistemi di sicurezza aggiuntivi dei quali oggi si dispone, meglio si adatta ad assecondare spostamenti e deformazioni delle strutture primarie degli edifici. Inoltre un sistema a montanti e traversi, specie se realizzato in acciaio, connesso a telaio e tamponamenti e realizzante un graticcio che “avvolge” l’intero edificio, può essere estremamente utile al mantenimento in loco di porzioni di tamponamento danneggiate e svincolate e che normalmente, in caso di sisma, sarebbero soggette a crollo (si tratta cioè di un funzionamento “a paracadute”, ovvero un’ulteriore risorsa per scongiurare eventuali crolli della chiusura esterna).</p>
<p>Di Alberto Stefanazzi</p>
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		<title>Sicurezza sismica per le pareti ventilate: il caso dell&#8217;ancoraggio puntuale</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 09:02:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[ancoraggio puntuale]]></category>
		<category><![CDATA[Involucro/Coperture]]></category>
		<category><![CDATA[pareti ventilate]]></category>
		<category><![CDATA[Strutture/Antisismica]]></category>

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		<description><![CDATA[Il grado di rischio, in caso di sisma, per le pareti ad ancoraggio puntuale è molto alto: il tamponamento si può staccare e si può ingenerare un effetto catena tra le lastre adiacenti. ]]></description>
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<p>Nel caso di rivestimento a parete ventilata senza sottostruttura, a seguito della rottura del tampona­mento murario si possono verificare rotture e distacchi di lastre di rivestimento, con conseguente caduta al suolo, rottura delle stesse all’impatto a terra e proiezione ad alta velocità di materiale anche a diversi metri di distanza. Risultato di ciò è un incremento del rischio di danni anche gravi per le persone che si trovassero nelle immediate vicinanze della zona di caduta. Tale situazione è particolarmente critica soprattutto durante le operazioni di gestione di un’emergenza legata al soccorso di persone all’interno di edifici nell’immediato post-sisma oppure durante i successivi rilievi per la valutazione dei danni riportati dalle costruzioni. Nelle zone ad elevato rischio sismico (ex zone 1 e 2) diventa molto critico implementare la sicurezza di rivestimenti posati senza sottostruttura, poiché anche l’introduzione di elementi di svincolo o parti deformabili atte ad assorbire parte dell’energia del sisma, risulterebbe poco funzionale: qualora a cedere fosse in primis il tamponamento sarebbe infatti praticamente inutile introdurre elementi aggiuntivi di sicu­rezza per impedire la caduta al suolo delle lastre di rivestimento. Un ulteriore aspetto critico dei sistemi con ancoraggi puntuali è possibile l&#8217;instaurarsi del fenomeno di concatenamento tra lastre adiacenti, il quale può provocare coazioni tra le stesse con incremento del rischio di rottura e caduta in caso di evento sismico. Tale fenomeno può derivare da cedimenti degli apparecchi di ancoraggio delle lastre dovuti principalmente a errori di posa o utilizzo che, di fatto, non garantiscono l’indipendenza funzionale delle singole lastre creando campi di facciata soggetti a forti interazioni tra lastre e labilità dell’intero sistema di rivestimento, con gravi conseguenze soprattutto in caso di sisma (collasso dell’intera porzione di rivestimento interessata dal feno­meno). Facendo riferimento agli aspetti manutentivi post-sisma del rivestimento, è opportuno sottolineare che spesso i sistemi ad ancoraggio puntuale non prevedono la possibilità di smontaggio e sostituzione di ogni singola lastra, ma solamente la smontabilità di porzioni più o meno ampie di facciata, fatto che potreb­be dilatare la durata delle operazioni di messa in sicurezza del rivestimento dopo un evento sismico. Per­tanto l’utilizzo di questi semplici, economici e comunque validi sistemi dovrebbe essere coscienziosamente limitato ad aree territoriali a basso rischio sismico, su edifici di non elevata altezza e regolare geometria, il cui piano di facciata risulti facilmente accessibile in ogni suo punto.</p>
<p>Di Alberto Stefanazzi</p>
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		<title>&#8220;Materia, colore, luce&#8221;: a Vincenza il convegno di SanMarco Terreal Italia</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 08:21:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Beatrice Vegetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[5+1 aa]]></category>
		<category><![CDATA[maggio 2012]]></category>
		<category><![CDATA[materia colore luce]]></category>
		<category><![CDATA[palazzo bonin longare]]></category>
		<category><![CDATA[sanmarco terreal italia]]></category>
		<category><![CDATA[vicenza]]></category>

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		<description><![CDATA["Materia, colore, luce": il terzo appuntamento firmato SanMarco Terreal Italia si terrà a Vicenza al Palazzo Bonin Longare venerdì 25 maggio 2012. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
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<p>La più grande tradizione architettonica italiana e la cultura contemporanea del progetto: ancora una volta, per la terza edizione del convegno “Materia, colore, luce”, <a href="http://www.modulo.net/profilo_aziendale/sanmarco-terreal-italia/">SanMarco Terreal Italia</a> sceglie una cornice di eccezione, tramutando in palcoscenico del dibattito tra professionisti il Palazzo Bonin Longare di Vicenza. Costruito su disegno di Palladio e di Vincenzo Scamozzi, l’edificio, ora sede di Confindustria Vicenza, introdurrà il congresso in un luogo dell’immaginario figurativo e culturale locale: venerdì 25 maggio 2012 infatti, importanti architetti del panorama italiano ed esperti del settore si confronteranno sulle tematiche di ordine teorico, ma anche tecnico e tecnologico che governano le logiche del progetto.</p>
<p>“Materia, colore, luce”, terzo appuntamento in programma – dopo il primo tenutosi a Roma presso la Casa dell’Architettura nel novembre 2010 e il secondo alle Catacombe di San Gennaro di Napoli lo scorso giugno – vedrà dunque la partecipazione di autorevoli relatori come Alfonso Femia e Gianluca Peluffo (5+1 aa), Francesca Valan (CMF Designer), Gianni Forcolini (Docente di Lighting Design al Politecnico di Milano), Toni Follina (Studio Follina), Gianni Cagnazzo (Presidente ANAB), e personalità istituzionali come Giuseppe Pilla, presidente dell’Ordine degli Architetti P.P. e C. di Vicenza, Antonio Schillaci, presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Vicenza, Giovanni Bisson, presidente del Collegio dei Geometri e Geometri Laureati della provincia di Vicenza e Guido Beltramini, direttore del Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio.</p>
<p>Ingredienti della composizione equilibrata dello spazio architettonico, materia luce e colore sono categorie essenziali, la cui interrelazione e proporzione definisce in modo inequivocabile la qualità del costruito e del tessuto urbano.</p>
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		<title>Caoduro</title>
		<link>http://www.modulo.net/caoduro/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Apr 2012 08:36:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Profilo Aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[caoduro]]></category>

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		<description><![CDATA[Fondata nel 1951, Caoduro è una delle aziende leader nella produzione di lucernari, evacuatori di fumo e calore e trattamento dell’aria. La società ha partecipato alla realizzazione di grandi opere civili, come lo Stadio San Paolo di Napoli, l’aeroporto di Bucarest e il Museo Casa Ferrari a Maranello, dove è evidente l’impegno di Caoduro verso il mondo della progettazione.    ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
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<p>Caoduro Spa è tra le aziende più affermate in Europa nella produzione di lucernari, evacuatori di fumo e calore prodotti con sistema certificato ISO 9001 e trattamento dell’aria con il Sistema Integrato di Ventilazione SIV. L’attività dell’azienda inizia nel 1951, e oggi la proprietà in Caoduro è alla terza generazione.<br />
Gli stabilimenti di Cavazzale, raggiungono la superficie di 13.200 mq su una superficie di quasi 30.000 di terreno. Nel 2010 si è completata la costruzione di un magazzino computerizzato arrivando a circa 16.000 mq coperti. Negli stabilimenti della Caoduro® vengono prodotti agli inizi degli anni 80, con la collaborazione dell’architetto genovese Renzo Piano, i moduli curvi in policarbonato monolitico, che hanno consentito di produrre i padiglioni itineranti di IBM.<br />
Da sempre la Caoduro focalizza notevoli risorse nella ricerca continua, studiando nei minimi dettagli i nuovi prodotti e soluzioni tecniche, tutto all’interno del proprio ufficio tecnico e ricerche, puntando sulla qualità e originalità delle proprie soluzioni che da sempre la contraddistinguono dalla innumerevoli imitazioni in commercio.<br />
Più 100 brevetti e oltre 40 marchi depositati, possono dare l’idea degli investimenti fatti e che si continuano a fare per garantire ai propri clienti il massimo sul mercato. Un accurato servizio di assistenza pre e post-vendita, la cura dei particolari dalla fase progettuale e produttiva fino alla posa in opera e collaudo e alla manutenzione periodica, sono sicuramente sinonimo di garanzia, serietà ed efficienza.<br />
L’organizzazione commerciale capillare su tutto il territorio nazionale e in molti paesi esteri, permette al cliente/progettista di ottenere soluzioni e informazioni tecnico-commerciali in tempi rapidi da personale professionale e preparato.</p>
<p><strong>CAODURO: UN’ATTIVITA’ A SERVIZIO DELL’ARCHITETTURA</strong></p>
<p>La vasta gamma di prodotti Caoduro per l’illuminazione naturale zenitale spazia dai lucernari puntiformi a cupola, lucernari continui componibili, tunnel componibili, tunnel, pensiline termoformate copriporta, cupole e piramidi e strutture centinate a studiate e realizzate a progetto.<br />
I vari dispositivi d’apertura permettono di garantire una corretta ventilazione naturale giornaliera grazie alla possibilità di abbinare più sistemi nello stesso dispositivo come ad esempio evacuazione fumo e calore e ventilazione giornaliera. Sono inoltre disponibili sistemi di apertura con alimentazione tramite pannello fotovoltaico.<br />
I sistemi per il controllo di fumo e calore Caoduro offrono una valida soluzione per la gran parte delle situazioni in caso d’incendio. La gamma comprende gli evacuatori naturali da tetto o da parete a battente o a lamelle, le barriere al fumo e barriere al fuoco, sistemi di evacuazione forzata per edifici multipiano e parcheggi, zone filtro, torrini d’estrazione.<br />
Una corretta progettazione fin dalle fasi iniziali, permette di studiare soluzioni ideali per garantire l’incolumità delle persone in caso d’incendio nelle varie condizioni, che si tratti di edifici commerciali, unità produttive, magazzini, teatri, scuole ecc.<br />
Il S.I.V. Sistema integrato di Ventilazione raggruppa sistemi per l’ottimizzazione dell’aerazione, del trattamento dell’aria dei locali di lavoro, di comunità e domestici, ai fini igienici, della sicurezza, del comfort &#8211; con l’applicazione di principi fisici naturali, a bassi consumi energetici e di minimo impatto ambientale.<br />
Più in particolare interviene mediante interventi strutturali per favorire l’ottimale flusso d’aria negli ambienti, e più specificamente a seconda delle stagioni, periodo estivo o invernale, modulare la circolazione dell’aria , (ricircolo interno, dall’esterno verso l’interno, dall’interno verso l’esterno) per smaltire in modo naturale gli eccessi di calore o recuperare il naturale accumulo di aria calda nelle parti alte degli ambienti. La finalità del S.I.V. Caoduro è quella di riprodurre ambienti il più possibile aderenti a condizioni naturali di climatizzazione, ottimizzando la sensazione di benessere termico.</p>
<p><strong>CAODURO: LE MIGLIORI REFERENZE</strong></p>
<p>In Caoduro, tra l’89 e il 90 vedono la nascita i pezzi più grandi al mondo, oltre 15 mq in un solo pezzo, termoformato in PC, materiale resistentissimo agli urti e autoestinguente con cui verrà fatta la copertura di 45.000 mq dello stadio San Paolo di Napoli, delle lame di luce della copertura dello Stadio delle Alpi di Torino, parte di quello di Palermo e tutto ciò per l’occasione dei mondiali di calcio.<br />
Con le attrezzature estremamente versatili per la termoformatura, uniche nel loro genere, progettate all’interno dell’azienda si realizzano opere come il ponte pedonale coperto, adibito a centro commerciale della lunghezza di 265 m costruito in Mosca, o la copertura dell’Università militare di MU’TAH in Giordania, l’Hotel Don Giovanni di Praga, l’Aeroporto di Bucarest, il Museo della Ferrari di Maranello e centinaia e centinaia di coperture di capannoni industriali e di Centri Commerciali delle catene di distribuzione più importanti d’Europa o di teatri come La Scala di Milano o La Fenice di Venezia, che sono dotati degli evacuatori naturali di fumo e calore “Smoke-Out” primi in Italia ad essere costruiti a norma UNI 9494 essere marcati CE a Norma Europea UNI EN 12101-2:2004.</p>
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		<title>David Chipperfield di nuovo a Berlino per il restauro della galleria di Mies van der Rohe</title>
		<link>http://www.modulo.net/david-chipperfield-di-nuovo-a-berlino-per-il-restauro-della-galleria-di-mies-van-der-rohe/</link>
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		<pubDate>Thu, 05 Apr 2012 14:04:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Beatrice Vegetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[berlino]]></category>
		<category><![CDATA[david chipperfield]]></category>
		<category><![CDATA[mies van der rohe]]></category>
		<category><![CDATA[neue nationalgalerie]]></category>
		<category><![CDATA[neues museum]]></category>

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		<description><![CDATA[A seguito dell'intervento al Neues Museum, l'architetto David Chipperfield è richiamato a Berlino per progettare la conservazione della Neue Nationalgalerie di Mies van der Rohe. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
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<p>Un monumento di metà ottocento, il Neues Museum, costruito per volere di Federico Guglielmo IV di Prussia, e una delle opere più esemplari del Movimento Moderno in architettura, la Neue Nationalgalerie di Mies van der Rohe: <a href="http://www.modulo.net//tag/david-chipperfield/">David Chipperfield</a>, dopo essere stato premiato con l’European Prize for Contemporary Architecture per il restauro del complesso sulla famosa Isola dei Musei, ritorna a Berlino per progettare il delicatissimo intervento di conservazione su una delle realizzazioni più celebri dell’architetto di origini tedesche. Il rifacimento coinvolgerà interamente gli elementi caratterizzanti il complesso culturale adiacente alla Potsdamer Platz: facciata vetrata, terrazza in pietra e strutture di acciaio saranno sottoposte ad un’operazione di manutenzione straordinaria, che dovrà integrare, oltretutto, nuovi sistemi di sicurezza ed impianti antincendio. Ma ora i lavori sono solo all’orizzonte, poiché, secondo le stime previste, inizieranno tra tre anni per concludersi nel 2018.</p>
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		<title>La formula inglese per il retrofit energetico dell&#8217;edilizia sociale</title>
		<link>http://www.modulo.net/la-formula-inglese-per-il-retrofit-energetico-delledilizia-sociale/</link>
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		<pubDate>Fri, 30 Mar 2012 08:36:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Focus Tematici]]></category>
		<category><![CDATA[climate change act]]></category>
		<category><![CDATA[efficienza energetica]]></category>
		<category><![CDATA[green deal]]></category>
		<category><![CDATA[retrofit]]></category>
		<category><![CDATA[technology strategy board]]></category>

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		<description><![CDATA[Una sofisticata architettura politico-ecnonomica, l’incentivazione no cash, senza costi per gli abitanti e per lo Stato, perché il carico degli interventi di attualizzazione energetica si recupera sul successivo risparmio economico: la formula inglese per il retrofit energetico dell’edilizia sociale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
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<p>In misura più dinamica rispetto ad altre nazioni europee e con un particolare slancio innovativo, il ruolo vitale che può giocare la riqualificazione degli edifici è chiaramente percepito dal Governo e dagli stakeholders operanti nel settore edilizio britannico: l’unico modo per rendere efficace la sfida dell’efficienza energetica ed ecologica è quello di rinnovare gli edifici esistenti attraverso programmi di deep renovation e mass retrofitting. Tradotto in termini numerici, significa migliorare il rendimento energetico degli edifici di circa l’80%, attraverso l’uso di tecnologie avanzate, sistemi impiantistici ad alta efficienza energetica, prodotti per l’edilizia altamente performanti ed eco-efficienti. I benefici derivanti dal raggiungi­mento di tali obiettivi primari sono molteplici e non solo di natura ambientale; tra questi, la creazione di nuove opportunità lavorative, l’uscita dalla crisi economica e il rilancio del settore delle costruzioni.</p>
<p>Il Governo britannico, nell’ambito del quadro programmatico degli obiettivi di medio-lungo termine ema­nati all’interno del Climate Change Act del 2008, punta a ridurre in maniera vincolante del 34% le emissioni di gas serra entro il 2020 rispetto ai livelli del 1990, e del 50% entro il 2025, obiettivo intermedio che servirà a raggiungere una riduzione del 60% nel 2030 e dell&#8217;80% entro il 2050. Sebbene vi siano alcune perplessità in merito alla possibilità di raggiungere tali obiettivi, il Ministro per l&#8217;Energia e i Cambiamenti Climatici ha confermato l&#8217;impegno del Governo a trasformare in legge le raccomandazioni contenute nel quarto Carbon Budget stilato dal Committee on Climate Change, Comitato tecnico indipendente a cui dal 2008 è affidata la pianificazione delle strategie per il taglio delle emissioni nazionali di CO2, tenendo conto dello sviluppo tecnologico attuale e futuro, nonché della necessità di implementare i tagli secondo un&#8217;attenta analisi costi-benefici. Nella revisione periodica sullo sviluppo delle energie rinnovabili, tale Organismo ha previsto che nel 2030 le fonti rinnovabili coprano il 30% del fabbisogno nazionale, da una base attuale del 3%, non escludendo possibilità di incremento fino al 45%.</p>
<p>Un’interessante iniziativa che punta al raggiungimento degli obiettivi strategici delineati è la politica tecni­ca del Green Deal, tesa all’efficientamento energetico del patrimonio edilizio residenziale britannico, il cui lancio è previsto nell’autunno del 2012. Il programma prevede che siano le stesse utility a farsi carico degli interventi, recuperando i costi sostenuti direttamente dal risparmio economico derivante dai ridotti consu­mi energetici delle abitazioni servite. Tale sistema di incentivazione no-cash, ossia senza costi per gli abitanti né per lo Stato, consente di non disperdere risorse economiche in azioni non coerenti rispetto ai principi del Green Deal, stimolando al contempo le economie locali e generando un cospicuo volume potenziale di investimenti privati (pari a circa sette miliardi di sterline all&#8217;anno).</p>
<p>Nell’ambito delle numerose iniziative intraprese a livello nazionale e locale, nel marzo del 2009 il Techno­logy Strategy Board, Ente pubblico promotore dell’innovazione tecnologica in tutto il Regno Unito, ha lanciato un’iniziativa da 17 milioni di sterline, chiamata Retrofit for the Future. Obiettivo del programma, primo nel suo genere, è dimostrare che i futuri obiettivi di riduzione di CO2 possono essere raggiunti attraverso l’implementazione di interventi di retrofit tecnologico su un’ampia varietà di tipologie edilizie appartenenti allo stock abitativo presente su tutto il territorio britannico, adottando tecnologie innovative, testando le performance energetiche degli edifici riqualificati, e puntando poi alla condivisione dei risultati raggiunti. Sebbene il programma sia inizialmente focalizzato sul settore del social housing, l’intenzione è di sviluppare un know how per intervenire, in risposta alla sfida lanciata dal Green Deal, su circa l’80% dello stock abitativo del Regno Unito; gli interventi di retrofit attuati sull’edilizia sociale, fungendo da prototipi in termini d’innovazione tecnologica, rendimento energetico e contenimento di gas serra, forniscono utili linee guida e indirizzi per il trasferimento di conoscenze e prassi operative destinate alla riqualificazione energetica e tecnologica del costruito, assicurando così che gli interventi di retrofit futuri possano inserirsi in una logica di miglioramento continuo, adottando scelte avanzate ed economicamente contenute. Il programma risulta suddiviso in due fasi. In fase iniziale, ai candidati è stato richiesto di sviluppare soluzioni di retrofit tecnologico per l’intera abitazione, con il duplice obiettivo di ridurre le emissioni di CO2 e mi­gliorare le performance energetiche dell’edificio, adottando un approccio sistemico di tipo Whole House; sono stati presentati circa 200 studi di fattibilità da associazioni (housing associations), studi di proget­tazione, imprese edili e Consigli Locali, ai quali è stata destinata una somma di £20,000 a progetto. Nella seconda fase, solo ottantasei delle proposte presentate hanno avuto accesso ad ulteriori finanziamenti, con una media di £.142.000 a progetto destinati all’implementazione degli interventi di retrofit previsti. Tali interventi sono stati pubblicizzati attraverso un database (LEB, Low Energy Building Database) destinato a raccogliere tutti i dati significativi relativi ai progetti realizzati, quali le caratteristiche degli immobili, le per­formance energetiche delle abitazioni riqualificate prima e dopo gli interventi migliorativi e i feedback sui consumi monitorati ed effettivamente registrati in fase d’uso, valutati su un periodo di almeno due anni. Un ulteriore, importante, punto di svolta nella formulazione di azioni strategiche destinate alla riqualifica­zione del patrimonio esistente è il National Refurbishment Centre, nato nel 2010 su iniziativa congiunta del BRE Trust e dell’Energy Saving Trust e supportato da numerosi partner provenienti dal mondo della ricerca, dell’industria, della progettazione e dell’imprenditoria. L’iniziativa, il cui manifesto programmatico è titolato “Rethinking refurbishment”, prevede la creazione di un portale di circa 500 casi esemplari di retrofit edilizio da cui estrapolare i dati e le conoscenze necessari a diffondere le modalità operative d’intervento sugli edifici esistenti ed a fornire, dunque, uno strumento tecnico-conoscitivo di supporto alle decisioni. Gli approcci metodologico-operativi delineati, entrambi di tipo evidence-based, in accordo con l’Industria e il Governo aiuteranno nei prossimi anni il settore delle costruzioni a formulare e divulgare buone pratiche sulla riqualificazione sostenibile del patrimonio edilizio esistente su scala nazionale, stabilendo in maniera univoca i nuovi benchmark qualitativi di riferimento.</p>
<p>Di Carolina Girardi</p>
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		<title>Retrofit edilizio: la sfida europea per la riqualificazione dell&#8217;esistente</title>
		<link>http://www.modulo.net/retrofit-edilizio-la-sfida-europea-per-la-riqualificazione-dellesistente/</link>
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		<pubDate>Fri, 30 Mar 2012 08:19:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Focus Tematici]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente/Sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[climate change act]]></category>
		<category><![CDATA[retrofit]]></category>
		<category><![CDATA[riqualificazione energetica]]></category>

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		<description><![CDATA[Si può parlare di NZEB quando si opera su edifici esistenti energivori, inquinanti e con scarsa predisposizione alla sostenibilità? In un recente convegno internazionale a Napoli, la sfida europea del retrofit edilizio, le esperienze della Francia e del Regno Unito. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
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<p>Il tema della riconversione sostenibile del patrimonio edilizio esistente risulta, attualmente in Europa, uno dei punti qualificanti alla base di strategie comunitarie e governative rivolte alla riduzione degli impatti sull’ambiente del settore edilizio. All’interno di tale tematica gli interventi di retrofit tecnologico, orientati all’innalzamento dell’offerta prestazionale e delle caratteristiche degli edifici attraverso l’utilizzo di tecnologie innovative, acquistano particolare rilievo in quanto il patrimonio edilizio esistente presenta numerosi deficit sia fisici che funzionali, mentre dal punto di vista prestazionale si presenta carente sul piano delle condizioni di comfort e del rendimento energetico. L’Unità di Ricerca “Tecnologia e Ambiente” del Dipartimento di Progettazione Urbana e di Urbanistica dell’Università di Napoli Federico II, che da tempo svolge studi nell’ambito dell’innovazione tecnologica, della riqualificazione edilizia e urbana, del controllo degli impatti degli interventi e della loro correlazione con l’uso razionale delle risorse, ha organizzato recentemente a Napoli il Convegno Internazionale The Retrofit Challenge: learning from Europe. Planning, design and management of retrofitting. L’evento ha previsto i contributi di importanti studiosi e professionisti internazionali da cui sono emerse alcune tra le principali azioni procedurali, progettuali e gestionali relative agli interventi di retrofit degli edifici attuate nel Regno Unito e in Francia. In questi paesi sono infatti previsti indirizzi di politica tecnica con misure di incentivazione e supporto allo sviluppo degli interventi di riqualificazione energetica degli edifici esistenti, attraverso azioni per il loro adeguamento e aggiornamento tramite l’utilizzo di prodotti e tecnologie innovative. In particolare dalle relazioni di qualificati progettisti ed esperti del settore sono emerse alcune riflessioni e significativi dati sul tema del retrofit.</p>
<p>REGNO UNITO</p>
<p>Nel Regno Unito la molteplicità dei programmi governativi per il finanziamento degli interventi di retrofit (The Green Deal, The Energy Company Obligation &#8211; ECO, The Feed in Tariff &#8211; FiT, The Renewable Heat Incentive &#8211; RHI) evidenzia l’impegno politico e operativo a raccogliere la sfida di ridurre le emissioni di CO2 dell’80% entro il 2050 rispetto ai livelli del 1990. Questo obiettivo si inserisce nell’ambito del Climate Change Act 2008. Gli interventi di retrofit risultano una priorità per il Regno Unito per il fatto che il patrimonio edilizio residenziale britannico è tra i più datati in Europa. Lo stock di edifici residenziali è costituito da circa 26 milioni di abitazioni, di cui circa il 75% costruite prima del 1985; di queste, circa il 30% è precedente al 1919. Le abitazioni esistenti si attestano generalmente su classi energetiche D ed E (documentate dai Certificati Energetici EPC) mentre più di 5 milioni di abitazioni ricadono in classe F e G. L’obiettivo principale del Governo è quindi indirizzato a interventi di mass retrofitting per ottenere un efficientamento energetico del patrimonio esistente tale da rispondere in maniera efficace agli obiettivi di riduzione imposti dal Climate Change Act. Ciò determinerà azioni volte a condurre edifici di bassa classe energetica almeno in classe B o ad essa superiore (livello raggiunto solo dall’1-2% dello stock immobiliare).</p>
<p>Un calcolo previsionale di massima individua l’impegno economico di circa £25.000 ad alloggio interessando 20 milioni di alloggi per un investimento totale di circa £500 mld per 40 anni, corrispondenti a circa € 600 mld.</p>
<p>L’obiettivo è ritenuto troppo ambizioso se si pensa che da un lato la riduzione dei consumi dell’80% richiede in­terventi di retrofit degli alloggi diffusi e integrali, a fronte di un finanziamento che è comunque limitato. Dall’altro, si tratterebbe di attuare interventi sostanzialmente radicali con una frequenza statistica di 1 retrofit al minuto per 40 anni. Un obiettivo più credibile è così individuato, secondo altre tesi, nella riduzione del solo 60% di CO2, senza ricorrere al principio dell’intervento whole house e alle case passive, troppo onerose ed eccessivamente performanti per obiettivi di medio termine e generalizzabili a una consistente quota del patrimonio edilizio esistente.</p>
<p>FRANCIA</p>
<p>Il Ministero francese per l&#8217;ecologia ha promosso azioni mirate a promuove pratiche tese al risparmio energetico in base alla convergenza fra le politiche abitative, di rigenerazione urbana ed ecologiche. L’introduzione di incentivi e agevolazioni è, come in tutta Europa, indirizzata a favorire la riduzione delle emissioni di CO2 e a rendere più efficien­te l’impiego dell’energia. Le recenti norme per il settore abitativo obbligheranno i nuovi edifici ad avere bassi livelli di consumi già a partire dal 2015, per poi essere classificati dal 2020 come edifici passivi e successivamente a saldo positivo, cioè in grado di produrre energia anche per terzi. Questo programma richiede delle strategie operative e un adeguato supporto di finanziamenti e di capacità pianificatoria e progettuale, trovando un interessante riscon­tro nelle politiche per il retrofit edilizio. Un punto di partenza è individuato nel sostegno al mantenimento di un sufficiente comfort abitativo nell’ambito delle più generali politiche rivolte al contrasto della fuel poverty, necessario per la prevenzione dell’indebitamento delle famiglie per motivi energetici. A tal fine sono in atto programmi di informazione e di assistenza per il miglioramento delle prestazioni termo igrometriche degli edifici di quelle famiglie maggiormente vulnerabili. L’azione dell’Agenzia Francese per l’Ambiente e la Gestione dell’Energia (ADEME) &#8211; che opera sotto l’autorità dei Ministeri dell’Ecologia e dello Sviluppo Sostenibile, del Ministero dell’Industria e di quello della Ricerca &#8211; ha l’obiettivo principale dell’efficienza energetica degli alloggi in cui vanno famiglie a basso reddito.</p>
<p>Gli indirizzi ministeriali per gli interventi di retrofit hanno in previsione l’introduzione della classe energetica di “Edi­fici a basso consumo” con consumo energetico medio di 50 kWh/m2/a e la previsione di incentivi finanziari per le opere edilizie e impiantistiche per migliorare gli standard di efficienza energetica dell’abitazione. L’approccio alla riqualificazione sostenibile vede inoltre le azioni promosse dall’Agenzia Nazionale per il miglioramento degli edifici (ANAH) con l’offerta di sussidi per migliorare la qualità degli edifici. Infine L’ANRU (Agenzia Nazionale per il Rin­novo Urbano) &#8211; istituita nel 2004 con la finalità di sviluppare investimenti nel rinnovo urbano delle aree di edilizia residenziale pubblica degradate – prevede per la regione Rhône-Alpes un Programma di sostituzione edilizia di 250.000 alloggi di edilizia residenziale pubblica ed entro il 2013 la riqualificazione di 400.000 alloggi esistenti, prevalen­temente di edilizia post bellica e degli anni 60-70. L’azione prevista è stimata nel rinnovo di 20.000 alloggi all’anno in un contesto che presenta caratteristiche dell’ambiente e del costruito molto eterogenee. La normativa energetica in Francia si basa sul Piano per il Clima 2004/2012 mentre lo strumento utilizzato per la valutazione e la certificazione energetica degli edifici è il Regolamento Termico RT, introdotto nel 1975 e aggiornato ogni 5 anni in relazione agli obiettivi fissati dal Governo. Attualmente è vigente la RT2005 del 2005, mentre presenta un interessante rilievo la “Grenelle de l’environnement” 2009/2010, che regola gli interventi di retrofit sugli edifici del periodo di costruzione 1948-2009 attraverso la riduzione del 38% del consumo d’energia del patrimonio esistente per il 2020, con la previ­sione della riqualificazione di 800.000 alloggi sociali su scala nazionale. Per gli alloggi rinnovati viene introdotta una classe di consumo &lt; 150 kWh/m²a, mentre è prevista la riduzione delle emissioni di CO2 di un fattore 4 per il 2050. I processi di realizzazione si basano su approcci sperimentali e con partenariato pubblico-privato (Programma Re-start, 1996; Convenzione ADEME/ALE, 2003 / 2004; PREBAT Programme de Recherche et d&#8217;Expérimentations sur l&#8217;Energie dans le Bâtiment, 2009).</p>
<p>Di Valeria D&#8217;Ambrosio</p>
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		<item>
		<title>Simes promuove seminari gratuiti di progettazione illuminotecnica</title>
		<link>http://www.modulo.net/simes-promuove-seminari-gratuiti-di-progettazione-illuminotecnica/</link>
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		<pubDate>Tue, 20 Mar 2012 15:23:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Beatrice Vegetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Bolzano]]></category>
		<category><![CDATA[firenze]]></category>
		<category><![CDATA[illuminotecnica]]></category>
		<category><![CDATA[lighting design]]></category>
		<category><![CDATA[marzo 2012]]></category>
		<category><![CDATA[simes]]></category>

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		<description><![CDATA[Simes, società leader nel settore illuminotecnico, promuove seminari gratuiti a Bolzano e Firenze sui temi della luce per giardini, centri benessere ed edifici storici. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
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<p>Acqua e terra invase da una nuova progettazione illuminotecnica: giardini, centri benessere ed edifici storici richiedono con sempre maggiore energia un intervento mirato in termini di luce, a cui si delega la definizione di una inedita capacità comunicativa ed attrattiva. Valorizzare gli ambienti descritti, potenziarne il fattore di interesse o contribuire alla riqualificazione di una città mediante la corretta segnalazione dei suoi elementi distintivi, dei suoi monumenti, sono le tematiche affrontate nel corso di due seminari da Simes, azienda leader nel settore dell’illuminazione. La società invita architetti ed operatori del settore a prendere parte alle giornate formative previste a Bolzano – 22 marzo – e Firenze – 29 marzo -, illustrando modelli ed esempi, nonché le potenzialità del settore in riferimento a spazi interni ed esterni.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Appuntamento Bolzano<br />
<em>Terra. Acqua. Tempo.</em></strong><br />
22 marzo 2012</p>
<p>ore 17.15<br />
Showroom SELECTRA &#8211; via Pacinotti, 11, Bolzano</p>
<p>17.15 Registrazione partecipanti<br />
17.30 Terra: modellare il paesaggio con la luce<br />
18.00 Acqua: Wellness e Spa la luce al servizio del benessere<br />
18.30 Storia: gli edifici monumentali e la loro valorizzazione attraverso il lighting design<br />
19.00 LED: nuove sorgenti per un nuovo concetto di luce e di risparmio energetico<br />
20.00 Lounge Aperitif con light buffet</p>
<p><strong>Appuntamento Firenze<br />
<em>Terra. Acqua. Tempo.</em></strong><br />
29 marzo 2012<br />
ore 18.00<br />
STUDIO LUCE Marini &#8211; Pandolfi Spa, via Aretina, 161, Firenze</p>
<p>18.00 Registrazione partecipanti<br />
18.15 Terra: modellare il paesaggio con la luce<br />
18.45 Acqua: Wellness e Spa la luce al servizio del benessere<br />
19.15 Storia: gli edifici monumentali e la loro valorizzazione attraverso il lighting design<br />
19.45 LED: nuove sorgenti per un nuovo concetto di luce e di risparmio energetico<br />
20.00 Lounge Aperitif con light buffet</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"> </span></p>
<p>E’ possibile registrarsi agli eventi  compilando gli appositi form presenti sul <a href="http://www.simes.it/ita/eventi/index.php"><span style="text-decoration: underline;">sito ufficiale</span></a> di Simes.</p>
]]></content:encoded>
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	</channel>
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